American Poet - Valsamoggia

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American Poet

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" Sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca "

" Carnevali e' una bomba che esplode entro la nostra cultura d'oggi ", cosi' Maria Corti commentava nel 1978 la prima pubblicazione in Italia degli scritti del poeta. Nel leggere l'opera poetica di questo autore italo-americano si ha l'impressione di avere tra le mani un tizzone ardente che si e' consumato troppo in fretta.

Emanuel Carnevali (Firenze, 4 dicembre 1897 – Bologna, 11 gennaio 1942) è stato un poeta e scrittore italiano.
Figlio di genitori separati trascorse l'infanzia tra la toscana e il nord Italia e nel 1908, dopo la morte della madre, venne messo dal padre in collegio che, risposatosi, volle che raggiungesse la nuova famiglia a Bologna. " Ricordo una stanza bianca, con bianca luce di sole che filtra da alte finestre: in essa mia madre e una vecchia signora tutta bianca, stanno chine su di me. Potevo avere dai due ai tre anni ". I ricordi dell'infanzia e dl trasferimento dalla Toscana a Biella nella mente di Carnevali si mescolano ai ricordi del mare tra le gallerie che il treno attraversava " il mare pulsante, il mare di Ulisse e di Melville, un mare scherzoso di tante piccole onde, e gli spruzzi che ci sputava in faccia, tutto nello spettacolo del mare, volubile mare che cambia vestito tante volte. Il mare di quel borghese di Conrad, e il mio proprio mare, fabbricato dalla mia immaginazione e dalla sua presenza ".

Come racconta lui stesso nel suo romanzo " Il primo dio ", scritto in inglese e tradotto in italiano dalla sorellastra Maria Pia (figlia di suo padre e della nuova moglie) per i continui litigi con il padre che lui considerava autoritario e troppo reazionario, decise di emigrare negli Stati Uniti nel 1914, a soli 16 anni. Emanuel o Manolo partì da Genova sul Caserta il 17 marzo 1914 e arrivò a New York il 5 aprile. Facendo cosi' " il grande balzo ". La nave rappresenta il ponte di fuga da una situazione familiare insostenibile riassunta dal poeta in poche battute contro il padre definito " il piu' ignobile degli uomini ", uomo " che si porta in giro una faccia nera e nasconde un cuore nero " " nero dentro e fuori ". Carnevali fu dunque in seguito il primo tra i nostri poeti d'emigrazione a ben posizionarsi nei circoli dell'avanguardia letteraria statunitense.
Egli, bruno, dal colorito olivastro, dagli occhi neri e ardenti, e' considerato il " poeta maledetto " dell'immigrazione italiana negli Stati Uniti. La sua vita e' sin da subito tormentata e la sorellastra Maria Pia mettera' in luce con le sue traduzioni il forte conflitto tra un padre d'ordine quale era lui e un figlio che scegliesse un genere di vita alla Rimbaud. Del tutto opposto l'atteggiamento verso la madre, vera " Mater dolorosa ", a cui va tutto l'affetto e la gratidudine dello scrittore per le sofferenze patite a causa della famiglia. Importante per Manolo fu anche la zia, a cui egli afferma di dovere l'educazione dell'anima: " Non avevo miglior confidente, miglior compagno, nessuna persona piu' cara di lei. Ho l'impressione che fu lei a fare di me un poeta, anche in quei lontani giorni dell'infanzia e dell'adolescenza ".
Se l'infanzia e' definita da Carnevali come il periodo " bianco " l'adolescenza e' il periodo " rosa ", perche', a confronto col periodo successivo, essa appare " mite e lieve ". E' il periodo delle passioni, come la lettura e i primi amori. L'amata Isolda e' un " poema di grazia e bellezza... Apri' il mio cuore e con le sue belle mani vi getto' dentro una manciata d'amore ".
Dopo il periodo bianco e rosa, con il suo arrivo a New York, Carnevali sprofonda nel periodo "nero ". Tutta la sua delusione e' cosi' descritta: " Questa, dunque, era New York. Questa era la citta', di cui avevamo tanto sognato e questi erano i favolosi grattacieli. Provai una delle piu' grandi delusioni di tutta la mia infelice vita. Quei famosi grattacieli altro non erano che enormi scatole che si ergevano davanti a noi, oppure di lato, terribilmente futili, spaventosamente
poco importanti ". Visse quindi fino al 1922 tra New York e Chicago, all'inizio senza conoscere una sola parola d'inglese ed esercitando lavori saltuari: lavapiatti, garzone di drogheria, cameriere, pulitore di pavimenti, spalatore di neve ecc., e soffrendo fame, abbietta miseria e privazioni di ogni sorta. Col tempo imparò la lingua (leggendo le insegne commerciali di New York), cominciò a scrivere e ad inviare i suoi versi a tutte le riviste che conosceva. " Trascinavo questo mio povero corpo da un ristorante all'altro, non come cliente, ma come servitore: lo portavo in miseria da un hotel all'altro. A volte erano le poesie che mi consumavano i pensieri, muovendosi come un esercito di formiche nel mio cervello oppure divorandomi come tanti vermi. Perche' questa preoccupazione per le parole, pensavo, se non c'e' nessuno che le ascolti ?
" America, tu eri un peso terribile sulle mie fragili spalle. A volte mi pareva di portarti, tutta intera, sulla schiena. Non sono mai stato capace di prenderti alla leggera, di scherzare con te ".
Essa è la terra che raccoglie / i ribelli, gli infelici, i miserabili; / la terra delle imprese puerili e magnifiche: / gli ingenui grattacieli – candele votive / sulla punta della supina Manhattan / […] America tremendamente laboriosa, / costruttrice di città meccaniche. E’ la terra dal grido sgraziato di un’acerba gioventù.

I come from America, the land that gathers
The rebels, the miserables, the very poor;
The land of puerile and magnificent deeds:
The nauve skyscrapers - votive candles
At the head of supine Manhattan.
[...]
America is an orphan
Indipendent and arrogant,
Crazy and sublime,
Without tradition to guide her,
Rushing headlog in a mad run which she calls progress.
But in the hurry people forget to love
But in the hurry one drops and loses kindness.


L’inizio pubblico della carriera letteraria di Carnevali è rappresentato dalla vittoria nel 1918 del primo premio For Young Poet indetto dalla prestigiosa rivista Poetry di Chicago, diretta allora da Harriet Monroe, che gli fu amica e sostenitrice.
Carnevali per un breve periodo diviene anche associate editor del periodico.
Lo stesso poeta scrive di sè: "I critici sono foglie morte che giacciono immobili mentre lassù, in alto, infuria l’uragano. Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensarmi di non essere io stesso l’uragano; e anche l’unico modo di scrivere criticamente su un poeta ". Le sue pagine critiche dunque sono un " tentativo di dire qualcosa sull’arte dal punto di vista dello scrittore " perché " non si può dire che cosa sia l’arte se non producendo un lavoro artistico ". In una lettera a Harriet Monroe, Carnevali afferma di voler diventare un " poeta americano " (I want to become an American Poet). Egli non sente vicini a sè i modelli italiani di buona letteratura: " Non mi piace Carducci, ancor meno D’Annunzio. Degli autori americani ho letto piuttosto bene Poe, Whitman, Twain, Harte, London, Oppenheim e Waldo Frank. Credo nel verso libero. Mi sforzo di non essere un imitatore ", continuando a scrivere fino alla fine in lingua inglese. " In italiano non so scrivere. La lingua è una creatura, sangue nervi muscoli: bisogna conoscerla " .

A Lady ( 1923 )

Her youth in passing
Lingers in her hands.
They flatter hoovering
Like two butterflies
Over the corpse of her flesh.

There is a grim whim in her,
Like that of a dead mouth
That smiles.
Her well - rounded legs
Tell an impudent lie.

Her soul lies
In the disorder of an orgy
Over the ashes and scattered remains of which
Hangs, like threads of blue smoke,
An elegance of tiny gestures.

Colpito da una malattia nervosa, l'encefalite letargica, nel 1922 ritornò in Italia, dove visse gli ultimi vent'anni fra l'ospedale e varie pensioni di Bazzano, il Policlinico di Roma e la clinica bolognese Villa Baruzziana.

The Return ( 1924 )

Here begins my Italy -
Where memories spring like geysers,
Crying at me where I place my feet:
Italy that receive with benignity
This shipwreck - my sick body,
And this feeble candle - light - my soul.

Morì l'11 gennaio 1942 nella Clinica Neurologica di Bologna, soffocato da un boccone di pane. Due giorni dopo venne sepolto a Bologna nel Cimitero della Certosa.







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